lunedì 18 settembre 2017

Il matrimonio di Damisella e Todeschino - Damisella and Todeschino's wedding 16.9.2017


Tutto  è iniziato con questa foto, nell’agosto del 2016. Eravamo a Visby, a guardare la tempesta avvicinarsi dal mare: io e Francesco avevamo chiesto a Mervi di farci una foto insieme: “Questa foto la manderete agli amici e ai parenti quando li inviterete al vostro matrimonio!” Dopo uno scambio di occhiate, abbiamo risposto che sì, poteva essere una buona idea, dal momento che avevamo deciso di sposarci a settembre 2017: così Mervi è stata la prima persona a ricevere la notizia.
La decisione era stata presa da tempo: il matrimonio sarebbe stato celebrato con rito civile, alla Rocca di Imola. Io e Francesco avremmo indossato abiti medievali veramente speciali, realizzati apposta per l’occasione. Eravamo sicuri che Mervi sarebbe stata la persona giusta a cui affidare il lavoro, la persona giusta ad affrontare questa avventura insieme a noi.


Everything begun with this picture, in August 2016. We were in Visby, looking at the storm approaching from the sea: me and Francesco had asked Mervi to take a picture of the two of us together. “This is the picture you will send to your friends and relatives when you invite them to your wedding!” Me and Francesco stared at each other, we said that yes, it could be a good idea, as we had decided to get married in September 2017: so Mervi was the very first person to hear the news.
The decision had been taken a long time before: the wedding was going to take place in the Rocca (Castle) of Imola, and me and Francesco were going to wear very special medieval clothes, made for the occasion. We were sure Mervi was the right person to take care of the work, the right person to join us in this adventure.

.:Potete leggere il post di Mervi dedicato alla realizzazione degli abiti, con foto, QUI:.
.: Check out Mervi's blogpost about the making of the dresses, with pictures, HERE:.

Le nostre miniature di riferimento (riunite grazie a Photoshop!)
Our sources (re-united thanks to Photoshop!)

Missale et horae ad usum fratrum
minorum, Lombardia, 1380,
BNF Latin 757 327v. 

La scelta dell’iconografia di riferimento
I personaggi cui idealmente ci rifacciamo e che abbiamo ipotizzato di ricostruire sono sempre i nostri Todeschino Alidosi, fratello di Bertrando (signore di Imola dal 1362 al 1391), e sua moglie Damisella Gonzaga, figlia di Luigi Gonzaga, primo capitano del popolo di Mantova. Il loro matrimonio si svolse nel febbraio 1367 - esattamente 650 anni fa.
Per realizzare un progetto organico e coerente, abbiamo scelto di attenerci il più possibile a una singola fonte iconografica, integrandola con altri elementi di tipo documentario o archeologico quando necessario. I due personaggi che abbiamo scelto provengono dal (mio amatissimo) Missale et horae ad usum fratrum minorum (BNF Latin 757):
- la principessa di San Giorgio e il drago
- il committente del libro d’ore inginocchiato ai piedi della Vergine
Entrambe le raffigurazioni ci sono sembrate adatte a rappresentare in maniera sostanzialmente realistica la moda dell’epoca, sia per lo stile complessivo delle miniature che per il ruolo dei personaggi.


Missale et horae ad usum fratrum
minorum, Lombardia, 1380, 
BNF Latin 757 109v. 
Choosing the source


The characters we ideally aim to represent are our dear Todeschino Alidosi, brother of Bertrando Alidosi (lord of Imola between 1362 and 1391), and his wife Damisella Gonzaga, daughter of Luigi Gonzaga, first captain of Mantova. Their wedding took place in February 1367 - exactly 650 years ago.
In order to start an organic and consistent proejct, we decided to build our work on a single iconographic source, integrated with written documents or archeological finds when needed. The two sources we chose come both from (my beloved) Missale et horae ad usum fratrum minorum (BNF Latin 757):
  • The princess from the scene of Saint George and the dragon
  • The client of the Book of hours, kneeling in front of the Virgin
Both these depictions seem to represent in a quite accurate way the fashion of the time, both for the overall style of the enluminures and the role of these characters.



La stoffa
Il pezzo forte dell’intero progetto è stata fin dall’inizio la stoffa da utilizzare per le sopravesti. Desideravamo da anni trovare qualcuno in grado di riprodurre un broccato trecentesco, che avesse non solo un pattern documentato, ma che fosse anche realizzato con i materiali più corretti possibili: questa scelta ci ha portato quindi a escludere tessuti realizzati in rayon e lurex.Dopo una lunga ricerca, abbiamo trovato un artigiano italiano in grado di tessere a mano dei damaschi di seta e filo d’oro (composto da un’anima di cotone, ricoperto da una sottile lamella d’argento placcata in oro). Dal momento che non ci è sembrata una procedura  abbastanza affidabile estrapolare il motivo decorativo della stoffa soltanto dall’iconografia -che pure a volte offre rappresentazioni di tessuti molto simili a reperti -, abbiamo deciso di conservare il colore della miniatura, ma di riprodurre il tessuto a partire da frammenti esistenti:
- Uccellino con il cardo e la luna, produzione italiana (Lucca), ora al museo della cattedrale di Uppsala
- Cervo con cane, colomba e cigno, produzione italiana, ora Metropolitan Museum
La maggiore differenza dei nostri tessuti rispetto agli originali è la tecnica con cui sono stati realizzati: a differenza dei broccati medievali, dove il pattern è visibile solo sul dritto e i fili metallici sono inseriti solo in corrispondenza dei disegni, i damaschi presentano una struttura a double-face, in cui il filo di ordito (in seta) e il filo di trama (in oro) sono sempre presenti su tutta la superficie. Allo stato attuale, i damaschi ci sono comunque sembrati la soluzione più valida e convincente, a livello visivo e nella scelta dei materiali, per tentare una ricostruzione dei broccati medievali.


The fabric
The centerpiece of the project was the fabric to be used for the overdresses. We have been wanting for years to find someone capable of reproducing a 14th century brocade, that not only had a documented pattern, but that was also made of the correct materials - therefore excluding textiles made out of rayon and lurex. After a long research, we found and Italian weaver who could hand-weave damask made of silk and golden thread (a cotton thread with a thin leaf of silver, gilded). As it didn’t seem trustworthy enough to reproduce the pattern of the fabric only from the pictorial evidence - even if sometimes the textiles depicted match the actual sources quite well -, we decided to keep the colour of the dresses in the enluminures, but we chose to reproduce extant 14th century brocades:
Bird with the thistle and moon, Italian production (Lucca), now in Uppsala Cathedral
- Deer with dog, dove and swan: Italian production, now Metropolitan Museum of New York
The main difference between our fabric and the original brocades is the weaving technique: in medieval brocades the gilded thread is only inserted where the figures appear and the pattern is visible only from the right side, damask instead has a double-face structure, therefore the silk threads (warp) and the gilded thread (weft) are both present all over the surface. Damask seemed for us the most convincing solution right now to try to reproduce medieval brocades, both for visual effect and choice of materials.


Missale et horae ad usum fratrum
minorum, Lombardia, 1380, 
BNF Latin 757 322r.
Gli abiti di Todeschino
  • Braghe di lino
  • Calzabraghe in lana rossa (twill) leggera
  • Camicia
  • Farsetto:  abbiamo ritenuto l’elemento del farsetto imbottito fondamentale per conferire al corpo la tipica forma “a clessidra” (o “a levriero”, secondo i contemporanei), compatibilmente con la struttura fisica di Francesco. È al farsetto che sono fissate le calzabraghe, tramite dei cordini: questa soluzione, già sperimentata con il pourpoint, permette di fissare le calzabraghe molto in alto e di coprire in modo molto efficace la braga, che non è mai visibile soprattutto nel caso di persone di alto ceto sociale.
  • Gonnella in seta leggera, con bottoni metallici.
  • Sopraveste in damasco di seta e oro, con bottoni realizzati di stoffa (assenti nell’iconografia originaria, ma necessari per poter indossare il capo), foderata di taffeta di seta azzurra, con le maniche foderate parzialmente di pelliccia di coniglio.
  • Scarpe (realizzate da Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): il committente indossa nella miniatura delle calze solate, ma non ce la siamo sentita di fare affidamento su questa soluzione il giorno del matrimonio, quindi abbiamo deciso di commissionare un paio di scarpe basate sulla coeva fonte del Giron Le Courtois (NAF 5243, 73v.) Le scarpe sono realizzate in cuoio marrone scuro e interamente cucite a mano
  • La cintura d’argento, montata su velluto di seta (realizzata da Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe), sarà oggetto di un post dedicato .


Todeschino’s garments
  • Linen braies
  • Hoses made of thin, red wool (twill)
  • Smock
  • Doublet: we think that the padded doublet is an extremely important piece of clothing to shape the body according to the fashionable “hourglass” shape. The hoses are fastened to the doublet with strings: this solution, we already tested with the pourpoint, allows to fasten the hoses in a very high position and to cover the braies more easily, as they are never visible, expecially on high-status charachters.
  • Kirtle in thin silk, with metal buttons
  • Overdress made of silk and golden damask, with fabric buttons (absent on original source, but necessary to wear the garment), lined with light blue silk taffeta, with sleeves partially lined in rabbit fur.
  • Shoes (made by Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): the client in the enluminure is wearing soled hoses, but we didn’t dare to count on this solution on the wedding day. So, we decided to order a pair of shoes based on a source from the same period, Giron Le Courtois (NAF 5243, 73v.) Shoes are made of dark brown leather and completely hand-sewn.
  • The silver belt, mounted on silk velvet (made by Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe) will have a post on its own.


Gli abiti di Damisella
  • Camicia supportiva in lino, senza allacciature
  • Veste in taffeta di seta rosa, con allacciatura laterale a spirale. La particolarità di questo abito sono le maniche: nell’iconografia di riferimento, si vede chiaramente una decorazione a spirale realizzata probabilmente con delle perle. L’utilizzo di perle cucite sugli abiti viene - da un lato - spesso vietato nelle leggi suntuarie (Bologna 1398, ma viene anche documentato nei corredi più lussuosi (ad esempio l'inventario nuziale del 1391 di Rengarda Alidosi figlia di Bertrando, in cui compaiono perle ricamate su cappucci e cotte) . La realizzazione del ricamo, con perle di fiume di 3-4 mm di diametro, ha richiesto circa 15 ore di lavoro. La chiusura della manica si effettua tramite un sistema a gancetti e occhielli, molto popolare nel XV secolo, ma probabilmente già in uso nel secolo precedente, come si ricava da inventari di sarti e qualche reperto locale. Questa scelta è stata preferita ai più comuni bottoni perché avrebbero interferito con la continuità della decorazione e non sono inoltre visibili nella fonte.
  • Sopravveste di damasco di seta e oro, foderata di lana bianca con decorazione di perle di fiume e pietre (calcedoni e quarzi rosa) montate su castoni dorati. La sopraveste, allacciata lateralmente, è basata sulla gonna d’oro della regina Margherita di Svezia oggi conservata a Uppsala, l’unico reperto esistente di un abito di lusso femminile di epoca medievale.
  • Calze di lana
  • Scarpe (realizzate da Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): l’ipotesi ricostruttiva è partita dalla piccola, elegante punta della scarpetta che appare sotto l’abito della principessa della miniatura. Per ricostruire il resto della scarpa, abbiamo scelto di adottare una decorazione traforata a fiori documentata in alcune immagini del Guiron Le Courtois (NAF 5243, 36r.), anche loro sono realizzate in cuoio e cucite a mano.
  • Anche la corona in rame dorato, pietre e perle sarà trattata in un altro post (realizzata da Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe).


Damisella’s garments
  • Supportive underwear in linen, without lacing
  • Dress in pink silk taffeta, with side spiral lacing. The special feature of this dress are the sleeves: in the picture, it’s clearly visible a spiral decoration, probably made of pearls. Pearls sewn to garments are - on one side - often prohibited by sumptuary laws (Bologna 1398), but it’s also mentioned in luxury inventories (for example, Rengarda Alidosi, Bertrando's daughter, wedding inventory from 1391, in which appear pearls embroidered on hoods and dresses). The embroidery is made with freshwater pearls with 3-4 mm in diameter and it took about 15 hours of work. The sleeve is fastened with hooks and eyes, very popular in 15th century, but probably already in use in 14th century, as can be found in some tailor shop inventories and local finds. Hooks and eyes have been chosen instead of buttons because buttons would have interfered with the continuity of the pearl decoration and are not visible on the source as well.
  • Overdress in silk and gold damask, lined with white wool, with a decoration on the neckline made of freshwater pearls and gems (pink quartz and chalcedony) on gilded bezels. The overdress, with side lacing, is based on Queen Margareta’s golden gown, today preserved in Uppsala’s cathedral, the only extant ceremonial female garment  from medieval times.
  • Woolen hoses
  • Shoes (made by Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): the recreation of the shoes started from the small, elegant point of the shoe that appears from underneath the dress of the princess in the enluminure. The rest of the shoe is an openwork with flowers based on Guiron Le Courtois (NAF 5243, 36r.) these shoes are made of leather and hand-sewn.
  • Also the crown, made of gilded copper, gems and stones will be described in another post (made by Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe).


Non potremmo essere più riconoscenti nei confronti di tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione del nostro sogno, in particolare grazie Mervi Pasanen per aver accettato l’incarico non poco oneroso di tagliare, confezionare e cucire a mano tutti gli abiti, un’impresa non facile fin dall’inizio e complicata ulteriormente da qualche migliaio di chilometri di distanza!

We couldn’t be more thankful towards all the people who made possible our dream, expecially to Mervi Pasanen who accepted the not-so-easy task to cut, put together and hand-sew all our garments, an hard challenge from the beginning, made even harder by a few thousand kilometers between us!

[Le foto ufficiali saranno caricate non appena disponibili - Official pictures will be uploaded as soon as they're available]

martedì 23 maggio 2017

Un cappuccio con il becchetto affrappato / A hood with a dagged liripipe

In questi ultimi mesi, le cose da fare sono state tante (alcune anche rievocative, naturalmente) e il tempo da dedicare al blog poco: voglio quindi prendermi un po' di tempo per condividere l'ultimo piccolo progetto a cui ho lavorato.

 

380r, Latin 757 Missale et horae ad usum Fratrum Minorum, Bibliothèque nationale de France.

Ho realizzato un cappuccio destinato ad essere abbinato all'abito verde che al momento utilizzo per rappresentare Damisella Gonzaga.
Pur avendo tenuto come riferimento il modello Norlund 78 - D10606, ho apportato qualche modifica alla forma: ho reso la foggia leggermente più grande, per coprire completamente la scollatura del vestito una volta indossato, l'ho reso più aderente intorno al viso e ho aggiunto 14 bottoni di metallo per renderlo più ricco e adatto ad essere abbinato all'abito signorile. La lana che ho utilizzato è in tessitura piana abbastanza compatta, caratteristica che la rende adatta ad essere tagliata a frappe in quanto tende a non sfilacciarsi.

Le particolarità di questo cappuccio sono due:
1. La coda, becchetto o liripipium, è frastagliata: ho cercato di riprodurre il più fedelmente possibile, nell'intaglio e nella proporzione rispetto al corpo e alle mani, la miniatura che ho preso come riferimento. La fonte, tra l'altro, è la stessa che ho utilizzato per la terzolla. Esempi di code affrappate sono presente in numerose fonti iconografiche e documentarie del periodo.
2. La coda è attaccata al cappuccio tramite uno spillo: ho ripreso questo dettaglio da una novella del Trecentonovelle di Sacchetti (Novella CXXXVII), che racconta di come una donna fiorentina abbia usato questo escamotage per non essere multata per il possesso del cappuccio con il becchetto affrappato, evidentemente vietato dalle norme suntuarie della città.
E' si truova una donna col becchetto frastagliato avvolto sopra il cappuccio; il notaio mio dice: "Datemi il nome vostro; però che avete il becchetto intagliato"; la buona donna piglia questo becchetto che è appiccato al cappuccio con uno spillo, e recaselo in mano, e dice ch'egli è una ghirlanda. 

In the past few months, I had a lot of things to do (some of them were re-enactment related, of course) and I had very little time for the blog: so, I would like to take some time to share my last - very small - project. 

I made a hood that will be used together with the green dress I am wearing - at this time - to portray Damisella Gonzaga.
I used as a reference the model Norlund 78 - D10606, but I made a few changes to the shape: I made the shoulder part bigger to be able to cover the neckline, I made it more tight-fitting around the face and I added 14 metal buttons to make it richer. The wool I used is tabby-woven and quite strong, a feature that makes it suitable to be dagged, as it doesn't fray,

This hood has 2 special features:
1. The liripipe is dagged: I tried to reproduce as close as possible the source, considering both the shape of the dagges and the proportions to the hands and body of the lady - the source, by the way, is the same I chose for the terzolla. There are many examples of dagged liripipes both in visual and documentary sources of the time.

2. The liripipe is attached to the hood with a pin: I took this detail from a tale by Sacchetti (Trecentonovelle, tale number 137), that tells the story of a Florentine woman who used this trick not to pay a fee for wearing a hood with a dagged liripipe, that must have been forbidden according to the sumptuary laws of the city.
 "And he found a woman with a dagged liripipe wrapped around the hood: and the notary says: "Give me your name, as you have a dagged liripipe"; and the good woman takes the liripipe, that is attached to the hood with a pin, and takes it in her hand, and says it's a garland".