lunedì 18 settembre 2017

Il matrimonio di Damisella e Todeschino - Damisella and Todeschino's wedding 16.9.2017


Tutto  è iniziato con questa foto, nell’agosto del 2016. Eravamo a Visby, a guardare la tempesta avvicinarsi dal mare: io e Francesco avevamo chiesto a Mervi di farci una foto insieme: “Questa foto la manderete agli amici e ai parenti quando li inviterete al vostro matrimonio!” Dopo uno scambio di occhiate, abbiamo risposto che sì, poteva essere una buona idea, dal momento che avevamo deciso di sposarci a settembre 2017: così Mervi è stata la prima persona a ricevere la notizia.
La decisione era stata presa da tempo: il matrimonio sarebbe stato celebrato con rito civile, alla Rocca di Imola. Io e Francesco avremmo indossato abiti medievali veramente speciali, realizzati apposta per l’occasione. Eravamo sicuri che Mervi sarebbe stata la persona giusta a cui affidare il lavoro, la persona giusta ad affrontare questa avventura insieme a noi.


Everything begun with this picture, in August 2016. We were in Visby, looking at the storm approaching from the sea: me and Francesco had asked Mervi to take a picture of the two of us together. “This is the picture you will send to your friends and relatives when you invite them to your wedding!” Me and Francesco stared at each other, we said that yes, it could be a good idea, as we had decided to get married in September 2017: so Mervi was the very first person to hear the news.
The decision had been taken a long time before: the wedding was going to take place in the Rocca (Castle) of Imola, and me and Francesco were going to wear very special medieval clothes, made for the occasion. We were sure Mervi was the right person to take care of the work, the right person to join us in this adventure.

.:Potete leggere il post di Mervi dedicato alla realizzazione degli abiti, con foto, QUI:.
.: Check out Mervi's blogpost about the making of the dresses, with pictures, HERE:.

Le nostre miniature di riferimento (riunite grazie a Photoshop!)
Our sources (re-united thanks to Photoshop!)

Missale et horae ad usum fratrum
minorum, Lombardia, 1380,
BNF Latin 757 327v. 

La scelta dell’iconografia di riferimento
I personaggi cui idealmente ci rifacciamo e che abbiamo ipotizzato di ricostruire sono sempre i nostri Todeschino Alidosi, fratello di Bertrando (signore di Imola dal 1362 al 1391), e sua moglie Damisella Gonzaga, figlia di Luigi Gonzaga, primo capitano del popolo di Mantova. Il loro matrimonio si svolse nel febbraio 1367 - esattamente 650 anni fa.
Per realizzare un progetto organico e coerente, abbiamo scelto di attenerci il più possibile a una singola fonte iconografica, integrandola con altri elementi di tipo documentario o archeologico quando necessario. I due personaggi che abbiamo scelto provengono dal (mio amatissimo) Missale et horae ad usum fratrum minorum (BNF Latin 757):
- la principessa di San Giorgio e il drago
- il committente del libro d’ore inginocchiato ai piedi della Vergine
Entrambe le raffigurazioni ci sono sembrate adatte a rappresentare in maniera sostanzialmente realistica la moda dell’epoca, sia per lo stile complessivo delle miniature che per il ruolo dei personaggi.


Missale et horae ad usum fratrum
minorum, Lombardia, 1380, 
BNF Latin 757 109v. 
Choosing the source


The characters we ideally aim to represent are our dear Todeschino Alidosi, brother of Bertrando Alidosi (lord of Imola between 1362 and 1391), and his wife Damisella Gonzaga, daughter of Luigi Gonzaga, first captain of Mantova. Their wedding took place in February 1367 - exactly 650 years ago.
In order to start an organic and consistent proejct, we decided to build our work on a single iconographic source, integrated with written documents or archeological finds when needed. The two sources we chose come both from (my beloved) Missale et horae ad usum fratrum minorum (BNF Latin 757):
  • The princess from the scene of Saint George and the dragon
  • The client of the Book of hours, kneeling in front of the Virgin
Both these depictions seem to represent in a quite accurate way the fashion of the time, both for the overall style of the enluminures and the role of these characters.



La stoffa
Il pezzo forte dell’intero progetto è stata fin dall’inizio la stoffa da utilizzare per le sopravesti. Desideravamo da anni trovare qualcuno in grado di riprodurre un broccato trecentesco, che avesse non solo un pattern documentato, ma che fosse anche realizzato con i materiali più corretti possibili: questa scelta ci ha portato quindi a escludere tessuti realizzati in rayon e lurex.Dopo una lunga ricerca, abbiamo trovato un artigiano italiano in grado di tessere a mano dei damaschi di seta e filo d’oro (composto da un’anima di cotone, ricoperto da una sottile lamella d’argento placcata in oro). Dal momento che non ci è sembrata una procedura  abbastanza affidabile estrapolare il motivo decorativo della stoffa soltanto dall’iconografia -che pure a volte offre rappresentazioni di tessuti molto simili a reperti -, abbiamo deciso di conservare il colore della miniatura, ma di riprodurre il tessuto a partire da frammenti esistenti:
- Uccellino con il cardo e la luna, produzione italiana (Lucca), ora al museo della cattedrale di Uppsala
- Cervo con cane, colomba e cigno, produzione italiana, ora Metropolitan Museum
La maggiore differenza dei nostri tessuti rispetto agli originali è la tecnica con cui sono stati realizzati: a differenza dei broccati medievali, dove il pattern è visibile solo sul dritto e i fili metallici sono inseriti solo in corrispondenza dei disegni, i damaschi presentano una struttura a double-face, in cui il filo di ordito (in seta) e il filo di trama (in oro) sono sempre presenti su tutta la superficie. Allo stato attuale, i damaschi ci sono comunque sembrati la soluzione più valida e convincente, a livello visivo e nella scelta dei materiali, per tentare una ricostruzione dei broccati medievali.


The fabric
The centerpiece of the project was the fabric to be used for the overdresses. We have been wanting for years to find someone capable of reproducing a 14th century brocade, that not only had a documented pattern, but that was also made of the correct materials - therefore excluding textiles made out of rayon and lurex. After a long research, we found and Italian weaver who could hand-weave damask made of silk and golden thread (a cotton thread with a thin leaf of silver, gilded). As it didn’t seem trustworthy enough to reproduce the pattern of the fabric only from the pictorial evidence - even if sometimes the textiles depicted match the actual sources quite well -, we decided to keep the colour of the dresses in the enluminures, but we chose to reproduce extant 14th century brocades:
Bird with the thistle and moon, Italian production (Lucca), now in Uppsala Cathedral
- Deer with dog, dove and swan: Italian production, now Metropolitan Museum of New York
The main difference between our fabric and the original brocades is the weaving technique: in medieval brocades the gilded thread is only inserted where the figures appear and the pattern is visible only from the right side, damask instead has a double-face structure, therefore the silk threads (warp) and the gilded thread (weft) are both present all over the surface. Damask seemed for us the most convincing solution right now to try to reproduce medieval brocades, both for visual effect and choice of materials.


Missale et horae ad usum fratrum
minorum, Lombardia, 1380, 
BNF Latin 757 322r.
Gli abiti di Todeschino
  • Braghe di lino
  • Calzabraghe in lana rossa (twill) leggera
  • Camicia
  • Farsetto:  abbiamo ritenuto l’elemento del farsetto imbottito fondamentale per conferire al corpo la tipica forma “a clessidra” (o “a levriero”, secondo i contemporanei), compatibilmente con la struttura fisica di Francesco. È al farsetto che sono fissate le calzabraghe, tramite dei cordini: questa soluzione, già sperimentata con il pourpoint, permette di fissare le calzabraghe molto in alto e di coprire in modo molto efficace la braga, che non è mai visibile soprattutto nel caso di persone di alto ceto sociale.
  • Gonnella in seta leggera, con bottoni metallici.
  • Sopraveste in damasco di seta e oro, con bottoni realizzati di stoffa (assenti nell’iconografia originaria, ma necessari per poter indossare il capo), foderata di taffeta di seta azzurra, con le maniche foderate parzialmente di pelliccia di coniglio.
  • Scarpe (realizzate da Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): il committente indossa nella miniatura delle calze solate, ma non ce la siamo sentita di fare affidamento su questa soluzione il giorno del matrimonio, quindi abbiamo deciso di commissionare un paio di scarpe basate sulla coeva fonte del Giron Le Courtois (NAF 5243, 73v.) Le scarpe sono realizzate in cuoio marrone scuro e interamente cucite a mano
  • La cintura d’argento, montata su velluto di seta (realizzata da Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe), sarà oggetto di un post dedicato .


Todeschino’s garments
  • Linen braies
  • Hoses made of thin, red wool (twill)
  • Smock
  • Doublet: we think that the padded doublet is an extremely important piece of clothing to shape the body according to the fashionable “hourglass” shape. The hoses are fastened to the doublet with strings: this solution, we already tested with the pourpoint, allows to fasten the hoses in a very high position and to cover the braies more easily, as they are never visible, expecially on high-status charachters.
  • Kirtle in thin silk, with metal buttons
  • Overdress made of silk and golden damask, with fabric buttons (absent on original source, but necessary to wear the garment), lined with light blue silk taffeta, with sleeves partially lined in rabbit fur.
  • Shoes (made by Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): the client in the enluminure is wearing soled hoses, but we didn’t dare to count on this solution on the wedding day. So, we decided to order a pair of shoes based on a source from the same period, Giron Le Courtois (NAF 5243, 73v.) Shoes are made of dark brown leather and completely hand-sewn.
  • The silver belt, mounted on silk velvet (made by Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe) will have a post on its own.


Gli abiti di Damisella
  • Camicia supportiva in lino, senza allacciature
  • Veste in taffeta di seta rosa, con allacciatura laterale a spirale. La particolarità di questo abito sono le maniche: nell’iconografia di riferimento, si vede chiaramente una decorazione a spirale realizzata probabilmente con delle perle. L’utilizzo di perle cucite sugli abiti viene - da un lato - spesso vietato nelle leggi suntuarie (Bologna 1398, ma viene anche documentato nei corredi più lussuosi (ad esempio l'inventario nuziale del 1391 di Rengarda Alidosi figlia di Bertrando, in cui compaiono perle ricamate su cappucci e cotte) . La realizzazione del ricamo, con perle di fiume di 3-4 mm di diametro, ha richiesto circa 15 ore di lavoro. La chiusura della manica si effettua tramite un sistema a gancetti e occhielli, molto popolare nel XV secolo, ma probabilmente già in uso nel secolo precedente, come si ricava da inventari di sarti e qualche reperto locale. Questa scelta è stata preferita ai più comuni bottoni perché avrebbero interferito con la continuità della decorazione e non sono inoltre visibili nella fonte.
  • Sopravveste di damasco di seta e oro, foderata di lana bianca con decorazione di perle di fiume e pietre (calcedoni e quarzi rosa) montate su castoni dorati. La sopraveste, allacciata lateralmente, è basata sulla gonna d’oro della regina Margherita di Svezia oggi conservata a Uppsala, l’unico reperto esistente di un abito di lusso femminile di epoca medievale.
  • Calze di lana
  • Scarpe (realizzate da Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): l’ipotesi ricostruttiva è partita dalla piccola, elegante punta della scarpetta che appare sotto l’abito della principessa della miniatura. Per ricostruire il resto della scarpa, abbiamo scelto di adottare una decorazione traforata a fiori documentata in alcune immagini del Guiron Le Courtois (NAF 5243, 36r.), anche loro sono realizzate in cuoio e cucite a mano.
  • Anche la corona in rame dorato, pietre e perle sarà trattata in un altro post (realizzata da Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe).


Damisella’s garments
  • Supportive underwear in linen, without lacing
  • Dress in pink silk taffeta, with side spiral lacing. The special feature of this dress are the sleeves: in the picture, it’s clearly visible a spiral decoration, probably made of pearls. Pearls sewn to garments are - on one side - often prohibited by sumptuary laws (Bologna 1398), but it’s also mentioned in luxury inventories (for example, Rengarda Alidosi, Bertrando's daughter, wedding inventory from 1391, in which appear pearls embroidered on hoods and dresses). The embroidery is made with freshwater pearls with 3-4 mm in diameter and it took about 15 hours of work. The sleeve is fastened with hooks and eyes, very popular in 15th century, but probably already in use in 14th century, as can be found in some tailor shop inventories and local finds. Hooks and eyes have been chosen instead of buttons because buttons would have interfered with the continuity of the pearl decoration and are not visible on the source as well.
  • Overdress in silk and gold damask, lined with white wool, with a decoration on the neckline made of freshwater pearls and gems (pink quartz and chalcedony) on gilded bezels. The overdress, with side lacing, is based on Queen Margareta’s golden gown, today preserved in Uppsala’s cathedral, the only extant ceremonial female garment  from medieval times.
  • Woolen hoses
  • Shoes (made by Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): the recreation of the shoes started from the small, elegant point of the shoe that appears from underneath the dress of the princess in the enluminure. The rest of the shoe is an openwork with flowers based on Guiron Le Courtois (NAF 5243, 36r.) these shoes are made of leather and hand-sewn.
  • Also the crown, made of gilded copper, gems and stones will be described in another post (made by Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe).


Non potremmo essere più riconoscenti nei confronti di tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione del nostro sogno, in particolare grazie Mervi Pasanen per aver accettato l’incarico non poco oneroso di tagliare, confezionare e cucire a mano tutti gli abiti, un’impresa non facile fin dall’inizio e complicata ulteriormente da qualche migliaio di chilometri di distanza!

We couldn’t be more thankful towards all the people who made possible our dream, expecially to Mervi Pasanen who accepted the not-so-easy task to cut, put together and hand-sew all our garments, an hard challenge from the beginning, made even harder by a few thousand kilometers between us!

[Le foto ufficiali saranno caricate non appena disponibili - Official pictures will be uploaded as soon as they're available]

martedì 23 maggio 2017

Un cappuccio con il becchetto affrappato / A hood with a dagged liripipe

In questi ultimi mesi, le cose da fare sono state tante (alcune anche rievocative, naturalmente) e il tempo da dedicare al blog poco: voglio quindi prendermi un po' di tempo per condividere l'ultimo piccolo progetto a cui ho lavorato.

 

380r, Latin 757 Missale et horae ad usum Fratrum Minorum, Bibliothèque nationale de France.

Ho realizzato un cappuccio destinato ad essere abbinato all'abito verde che al momento utilizzo per rappresentare Damisella Gonzaga.
Pur avendo tenuto come riferimento il modello Norlund 78 - D10606, ho apportato qualche modifica alla forma: ho reso la foggia leggermente più grande, per coprire completamente la scollatura del vestito una volta indossato, l'ho reso più aderente intorno al viso e ho aggiunto 14 bottoni di metallo per renderlo più ricco e adatto ad essere abbinato all'abito signorile. La lana che ho utilizzato è in tessitura piana abbastanza compatta, caratteristica che la rende adatta ad essere tagliata a frappe in quanto tende a non sfilacciarsi.

Le particolarità di questo cappuccio sono due:
1. La coda, becchetto o liripipium, è frastagliata: ho cercato di riprodurre il più fedelmente possibile, nell'intaglio e nella proporzione rispetto al corpo e alle mani, la miniatura che ho preso come riferimento. La fonte, tra l'altro, è la stessa che ho utilizzato per la terzolla. Esempi di code affrappate sono presente in numerose fonti iconografiche e documentarie del periodo.
2. La coda è attaccata al cappuccio tramite uno spillo: ho ripreso questo dettaglio da una novella del Trecentonovelle di Sacchetti (Novella CXXXVII), che racconta di come una donna fiorentina abbia usato questo escamotage per non essere multata per il possesso del cappuccio con il becchetto affrappato, evidentemente vietato dalle norme suntuarie della città.
E' si truova una donna col becchetto frastagliato avvolto sopra il cappuccio; il notaio mio dice: "Datemi il nome vostro; però che avete il becchetto intagliato"; la buona donna piglia questo becchetto che è appiccato al cappuccio con uno spillo, e recaselo in mano, e dice ch'egli è una ghirlanda. 

In the past few months, I had a lot of things to do (some of them were re-enactment related, of course) and I had very little time for the blog: so, I would like to take some time to share my last - very small - project. 

I made a hood that will be used together with the green dress I am wearing - at this time - to portray Damisella Gonzaga.
I used as a reference the model Norlund 78 - D10606, but I made a few changes to the shape: I made the shoulder part bigger to be able to cover the neckline, I made it more tight-fitting around the face and I added 14 metal buttons to make it richer. The wool I used is tabby-woven and quite strong, a feature that makes it suitable to be dagged, as it doesn't fray,

This hood has 2 special features:
1. The liripipe is dagged: I tried to reproduce as close as possible the source, considering both the shape of the dagges and the proportions to the hands and body of the lady - the source, by the way, is the same I chose for the terzolla. There are many examples of dagged liripipes both in visual and documentary sources of the time.

2. The liripipe is attached to the hood with a pin: I took this detail from a tale by Sacchetti (Trecentonovelle, tale number 137), that tells the story of a Florentine woman who used this trick not to pay a fee for wearing a hood with a dagged liripipe, that must have been forbidden according to the sumptuary laws of the city.
 "And he found a woman with a dagged liripipe wrapped around the hood: and the notary says: "Give me your name, as you have a dagged liripipe"; and the good woman takes the liripipe, that is attached to the hood with a pin, and takes it in her hand, and says it's a garland". 

lunedì 22 agosto 2016

Qualche chiarimento sulla "cipriana" / A few more notes about the "cipriana"

Sono passati ormai 3 anni da quando ho indossato per la prima volta il vestito rosa che ritenevo fosse una "cipriana". Da allora ho avuto modo di raccogliere nuovi elementi su questo abito e credo sia giusto rettificare e aggiornare quanto scritto allora. 
It's been 3 years since I wore for the first time the pink dress that I thought was a "cipriana". Since then, I had the chance to collect more information about this dress and I think it's time to correct and upgrade what I wrote then. (English below). 

Nel mio vecchio post mi ero affidata a quanto scritto dalla Pisetzky (Enciclopedia della moda: Storia del costume in Italia, vol. II, 1964, p.  97) a proposito delle "cipriane":
1." Di particolare modello sono le vesti cipriane. A Napoli nel 1351 sono comprese nella robba quasi che la veste cipriana prenda qui il posto della guarnacca [...]. Queste vesti si allacciano davanti, dalla gola fino ai piedi, con una lunga fila di bottoni di argento dorato o di perle, ma scandalizzano i moralisti con le scollature tanto grandi che hostendunt mamillas, et videtur, quod dicte mamillae velint exire de sino earum. [mostrano il seno, e sembra che il suddetto seno voglia uscire dal vestito, traduzione mia] Vesti disoneste, come osserva il De Mussis che così le descrive, e si dimostra disposto a perdonare altre bizzarrie della moda che non ledono l'onestà, ma non questa perché l'abito è bello se non mostra i seni e la scollatura è così decentemente stretta, che ad minus mamillae ab aliquibus non possent videri  [che almeno il seno non possa essere visto da altri]. Nitidissime immagini di cipriane ampiamente scollate (se pur non fino a questo punto) e ricche abbottonature, appaiono nella figurazione della famiglia del conte Porro nell'Oratorio di Lentate."
(le citazioni della fonte sono da: J. De Mussis, Chronicon Placentinorum in L.A. Muratori, Antiquitates Italicae, t. II, Diss. XXIII, col. 319 B.) 
Oltre alla fonte napoletana dunque è De Mussis l'unico a darci informazioni su questo particolare abito, nella descrizione dei costumi dei cittadini piacentini del 1388. 
All'epoca, avevo desunto dalla Pisetzky che gli elementi caratteristici fossero:
- i bottoni dalla scollatura all'orlo
- l'ampia scollatura
e avevo individuato in base a questi due criteri sia delle vesti che delle sopravvesti.
In realtà, leggendo il passo di De Mussis per intero, lo scenario si rivela diverso. Dopo aver descritto dei ricchi soprabiti, dice:
2. Tamen talia indumenta sunt honesta, quia cum dictis indumentis non ostendunt mamillas. Sed habent alia indumenta inhonesta, quae vocantur Ciprianae, quae sunt largissime versus pedes, et a medio supra sunt strictae cum manicis longis et largis sicut alia predicta indumenta, et similis valoris, et super quibus ponunt similia jocalia et similis valoris. Et sunt impomellatae de antea a gula usque in terram pomellis argenti deaurati vel perlis. Quae Ciprianae habent gulam tam magnam quod ostendunt mammillas, et videtur, quod dictae mammillae velint exire de sinu earum. Qui habitus esset pulcher, si non ostenderent mammillas, et gulae essent sic decenter strictae, quod ad minus mammillae ab aliquibus non possent videri
2. "Tuttavia questi indumenti sono onesti, poiché con i detti indumenti [le donne] non mostrano il seno. Ma hanno altri indumenti disonesti, che sono chiamati Cipriane, che sono larghissime verso i piedi, e nella parte superiore sono strette, con maniche lunghe e larghe come gli altri predetti indumenti, e di simile valore, sopra le quali pongono simili gioielli e preziosi. E sono abbottonate davanti dalla gola fino in terra con bottoni d'argento dorato o perle. E queste Cipriane hanno la scollatura tanto grande che mostrano il seno, e sembra che il suddetto seno voglia uscire dal vestito. E questo abito sarebbe bello, se non mostrasse il seno, e se la scollatura fosse così decentemente stretta, in modo che almeno il seno non potesse essere visto dagli altri." (traduzione mia)
Nel testo dunque è specificato anche che le cipriane sono molto ampie nella parte inferiore, ma aderenti sul busto, mentre il nuovo elemento fondamentale che si può desumere dal testo originale sono dunque le maniche lunghe e larghe "come gli altri predetti indumenti", descritti poco prima in questi termini:
 3. Quae indumenta fiunt cum manicis largis per totum tam de subtus quam de supra ita longe, quod dictae manicae cooperiunt mediam manum et aliquae pendent usque in terram apertae esteriori tantum, acutae de subtus ad modum scuti Catellani longi, qui scutus est largus desuper, et strictus et acutus de subtus. 
3."E questi indumenti sono con maniche larghe da ogni lato, sia di sotto che di sopra, così lunghe che dette maniche coprono metà della mano e alcune pendono fino a terra, un po' aperte esteriormente, acute nella parte inferiore come lo scudo catalano, scudo che è largo sopra e stretto e acuto sotto". (traduzione mia) 

Grazie al particolare sulle maniche lunghe e larghe, risulta dunque evidente che le cipriane devono essere innanzitutto delle sopravvesti e non delle vesti (non si spiegherebbero, nel caso di una veste, le maniche ampie che lascerebbero vedere la biancheria intima). A questo punto, è chiaro anche che le donne della famiglia Porro ritratte a Lentate non indossano una cipriana, in quanto le loro maniche sono piuttosto dei "manicotti", sottili strisce di stoffa pendenti.
Basandoci sulle sue parole, dunque, ritengo che, tra quelle che avevo postato nel vecchio articolo, solamente quelle dei Tacuina Sanitatis siano immagini esemplificative del tipo di abito che intendeva descrivere De Mussis, e che il mio abito rosa non possa pertanto definirsi "cipriana". 


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1365, Oratorio di Lentate sul Seveso (MI): Gli affreschi dell'Oratorio di Lentate sul Seveso, che raffigurano la famiglia Porro che ne è committente. Esempi di cipriane secondo la Pisetzky, stando a quanto dice De Mussis NON sarebbero invece cipriane, in quanto prive di maniche larghe.
1365. Oratorio di Lentate sul Seveso (MI): the frescoes from the Oratorio in Lentate sul Seveso portray the Porro family, who payed for the frescoes. They are samples of cipriane according to Pisetzky, but, according to De Mussis' description, they are NOT cipriane, as they don't have wide sleeves.
 
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It's been 3 years since I wore for the first time the pink dress that I thought was a "cipriana". Since then, I had the chance to collect more information about this dress and I think it's time to correct and upgrade what I wrote then.
In my old post I trusted what was written by R. L. (Enciclopedia della moda: Storia del costume in Italia, vol. II, 1964, p.  97) about "cipriane":
1. "A peculiar kind of garment are the cipriane. In Naples, in 1351, they are included in the robba [robe], and it seems like the cipriana takes the place of the guarnacca [common name for the overdress]. [...] These dresses are closed in the front with a long row of buttons made of gilded silver or pearls, but scandalize the moralists with such big necklines that hostendunt mamillas, et videtur, quod dicte mamillae velint exire de sino earum [show off the breast and it seems like said breast wants to exit from the dress]. Inhonest garments, as De Mussis says when describing them. He looks willing to forgive other fashion oddities that are not against honesty, but not this one, because the dress is beautiful if it doesn't show the breast and the neckline is decent and moderate enough that ad minus mamillae ab aliquibus non possent videri [at least breast can't be seen by other people]. Clear samples of Cipriane with wide necklines (even if not so extremely wide) appear in the fresco with the Family Porro in the Oratory of Lentate (MI).
(the quotations from De Mussis are from: J. De Mussis, Chronicon Placentinorum in L.A. Muratori, Antiquitates Italicae, t. II, Diss. XXIII, col. 319 B.)
In addition to the source from Naples, the only one talking about Cipriane is De Mussis, an historian from Piacenza who describes the costume of his fellow citizens in 1388.
When I wrote the article, I understood from Pisetzky that the typical features of the dress were:
- buttons from the neckline to the hem
- a wide neckline
and, using this parameter, I thought that a "cipriana" could be both a dress and an overdress.
Actually, reading the description by De Mussis in its entirety, the scenario is different. After the description of very rich ovedresses, he says:
2. However, these garments are honest, because with these garments [women] don't show off their breast. But they also have inhonest garments,that are called Cipriane, that are wide towards the feet and tight fitting in the upper part, with long and wide sleeves like the aforementioned garments, of similar value, with similar jewels and precious decorations. And they are buttoned in the front from the neckline to the hem. And these Cipriane have such a big neckline that they show off the breast and it looks like the breast wants to come out from the dress. And this dress would be beautiful, if it didn't show off the breast, and if the neckline was moderate enough so that the breast wouldn't be visible to other people. (my translation, see Latin above)
We can see that Cipriane were wide in the skirt and tight fitting in the bust, but there is another important element: the long and wide sleeves "like the aforementioned garments", described in the previous lines:
3. And these garments are with wide sleeves from every side, both in the upper part and the lower part, and so long that they cover half of the hand and some of them hang to the ground, narrow in the lower part like the Catlana shield, a shield that is wide in the upper part and narrow in the lower part. (my translation, see Latin above)
Considering the information provided about the long and wide sleeves, it is therefore clear that Cipriane must be overdresses and not dresses (a dress with wide sleeves would make the undergarments visible). Furthermore, the women of the Family Porro mentioned my Pisetzky are not wearing cipriane, because their sleeves are not wide but most likely tippets, thin stripes of fabric hanging to the ground.
Focusing on De Mussis' description, I think that, among the picture from the old post only the sources from Tacuina Sanitatis could be connected to the kind of garment that De Mussis wanted to describe, but they probably had even wider sleeves., Finally, my pink dress could not be called "cipriana". 


 
Tacuinum Sanitatis 1390-1400, Nouvelle acquisition latine 1673, fol. 3v: Raccolta delle pesche
Nouvelle acquisition latine 1673, fol. 9, Raccolta di ciliegie dolci
sotto.
Fig. 6, 7: Tacuinum Sanitatis 1390-1400, Nouvelle acquisition latine 1673, fol. 3v: Harvest of peaches
Nouvelle acquisition latine 1673, fol. 9, Harvest of sweet cherries

giovedì 5 maggio 2016

Presentazione del romanzo storico "I Segreti delle Madri" di Livio Gambarini a Imola

Per alcuni mesi, ho avuto l'occasione di cimentarmi in una nuova attività: sono stata "consulente" e beta-reader del romanzo di Livio Gambarini, "I Segreti delle Madri", romanzo storico che segue "Le Colpe dei Padri" all'interno di una trilogia ambientata in Lombardia nella prima metà del Trecento.
Il mio coinvolgimento è stato soprattutto legato alle conoscenze che ho acquisito nell'ambito dell'abbigliamento medievale, ma credo di aver potuto offrire un contributo anche sui piccoli dettagli della vita quotidiana che è raro trovare nei libri, ma che per un rievocatore possono essere qualcosa di molto familiare: che odore fa il guado? Quanto tempo occorre per cucire un abito? Quali acconciature si possono usare per i capelli?
Da rievocatrice che legge romanzi storici "con la penna rossa in mano", pronta a notare incongruenze e imperfezioni, mi ha resa felice poter dare il mio contributo a migliorare un romanzo che nasceva già con un solidissimo impianto storico e una ricchezza di dettagli che lo rendevano pienamente credibile.
Collaborare con Livio è stata un'opportunità interessante e un'esperienza piacevole, e, ora che il romanzo è finalmente pubblicato, ho deciso di organizzare una presentazione nella mia città, Imola, insieme alla mia associazione Civitas Alidosiana. La location non poteva che essere la Biblioteca di Imola, luogo che mi è particolarmente caro per molti motivi, non ultimo il fatto che l'edificio che la ospita sia nato come una chiesa trecentesca e che ancora oggi conservi traccia degli antichi affreschi.
L'appuntamento dunque è per martedì 17 maggio alle ore 20.30 presso la Sala di San Francesco della Biblioteca di Imola, in via Emilia 80: invito soprattutto gli amici rievocatori che non conoscono ancora questa saga a partecipare! 

Qualche link 
Il blog su Le Colpe dei Padri. il primo volume della trilogia
Potete acquistare l'ebook di Le Colpe dei Padri ora a soli 1,99 euro direttamente su Amazon

In the last few months, I've had the opportunity to take on a new activity: I've been a "consultant" and beta-reader of the historical novel "I Segreti delle Madri", written by Livio Gambarini. The novel follows "Le Colpe dei Padri" in a trilogy set in Lombardy in the first half of the 14th century. 
I was involved mainly for my knowledge about medieval garments, but I think my help has been useful also for the small every day life details that are hard to find in books, but may be very familiar to re-enactors: how does woad smell like? How long does it take to sew a dress? Which hairstyle is most appropriate?
Since I'm a re-enactor that reads historical novels "with the red pen in my hand", ready to notice mistakes and flaws, I'm very happy I could help to improve a novel that already had a strong historical background and rich details that made it truly believable.
Working with Livio has been an interesting chance and a pleasant experience. Now that the novel is finally published, I decided to organize a presentation in Imola, together with my group Civitas Alidosiana. The chosen setting is the Library of Imola, a place that I truly love, also because the building was originally a church built in the 14th century and still has a trace of its ancient frescoes.
The presentation will be on Tuesday, the 17th of may, at 20.30 in the Sala di San Francesco in the Library of Imola, via Emilia 80: I hope many friends re-enactors, who maybe don't know this saga yet, will come! 

sabato 2 aprile 2016

Herjolfsnes Challenge: Nørlund 38 - D10580

Finalmente ci siamo: dopo quasi 4 mesi dal disegno del modello, il mio abito della “Herjolfsnes Challenge” è terminato. Il lavoro è stato lungo anche per il poco tempo che ho potuto dedicargli, ma sono davvero felice non solo del risultato, ma anche del percorso compiuto. Partecipare alla sfida insieme a tanti ricostruttori abili e competenti è stato un validissimo stimolo a studiare in dettaglio i due libi sui reperti di Herjolfsnes, Woven into the Earth e Medieval Garments Reconstructed, a migliorare le tecniche che già conoscevo e a sperimentarne anche di nuove.
L'obiettivo che mi sono data è stato rimanere il più possibile fedele al modello, tentando comunque di non creare un abito inverosimile per un contesto italiano della metà del XIV secolo: le immagini di seguito vogliono solo rappresentare in generale il contesto di riferimento, e non sono naturalmente esattamente corrispondenti all'abito. 
Finally, 4 months after I have drawn the model, my Herjolfsnes Challenge dress is complete: it has been long work also because of the little time I could spare for sewing crafts during the day, but I'm really happy not only for the result, but also of my journey. Joining the Challenge, together with such skilled and expert re-enactors, has been a great incitement to study deeper the books about the Herjolfsnes finds,  Woven into the Earth and Medieval Garments Reconstructed, to improve my skills and also to learn new ones.
My target was to be as faithful as possible to the original find, and at the same time non to make a dress that would look completely implausible in 14th century Italy: the following pictures are meant to show the general context and of course don't perfectly match the dress. 
1355-58, Storie di Sant'Orsola, Tommaso da Modena, Museo di S. Caterina, Treviso. La forma dei soprabiti, dotati di tasche e non troppo aderenti al corpo, mi sembra compatibile con la mia riproduzione. / 1355-58, Storie di Sant'Orsola, Tommaso da Modena, Museo di S. Caterina, Treviso. The shape of the overdresses, featuring pocket slits too and not too close fitting, doesn't look very different from my reproduction. 
1388, Incoronazione della Vergine, Bartolo di Fredi. La fanciulla vestita di rosa sullo sfondo ha un abito morbido, dotato di tasche./ 1388. Coronation of the Virgin, Bartolo di Fredi. The lady in pink has a not too fitted dress with pocket slits. 
La stoffa
I reperti della Groenlandia sono realizzati in vadmal, un tipo di tessuto tradizionale realizzato su telaio verticale, che presenta una trama a saia non bilanciata, ovvero caratterizzata dalla presenza di fili in rilievo sul rovescio della stoffa, non piatta e uniforme come si trova abitualmente in commercio oggi. La lana che ho utilizzato io è stata acquistata in un negozio locale ed è una saia 2/2 di medio spessore, con circa 14 fili/cm, con trama bianca e ordito marrone, una caratteristica che spesso si ritrova anche nei tessuti della Groenlandia (ma anche di Londra, ad esempio).

The fabric
Greenland's finds are made in vadmal, a traditional fabric woven on vertical loom, that is a non-balanced, weft-faced twill, different from the balanced, flat one we can normally find in shops today. The fabric I used was bought from a local shop and is a medium-heavy 2/2 woolen twill, with about 14 thread/cm, with white warp and brown weft, a common feature of Greenland finds (but also in some finds from London).

La costruzione dell'abito
Il modello che ho scelto è il famoso Nørlund 38/ D10580: ho sempre amato particolarmente la complessità della costruzione, con 4 pannelli per ogni lato. Inoltre, la presenza di tasche sul reperto e soprattutto le maniche a ¾ lo rendono un abito da sopra, ed era esattamente quello che mi serviva da indossare sopra l'abito blu della Manuscript Challenge.
Per prima cosa, ho riprodotto su carta lo schema da Medieval Garments Reconstructed, e ho realizzato un modello di prova in stoffa leggera, a partire dal quale ho modificato leggermente la larghezza dell'abito sul torso (-4 cm totali) in modo che si adattasse meglio a me, ma senza renderlo troppo aderente al corpo, un cambiamento che avrebbe stravolto il concetto originale. Ho anche deciso di farlo lungo fino a terra, a differenza probabilmente dell'originale (per questo problema, cf. Woven into the Earth p. 142s.). Una volta verificato di non dover apportare modifiche sostanziali, ho tagliato la lana, stando attenta che le linee della saia fossero tutte orientate nella stessa direzione, ovvero dalla spalla sinistra al piede destro, una “regola” osservata in tutti i reperti di Herjolfsnes. (Mi piacerebbe dirvi che è stato tutto perfetto fin dal primo istante, ma la verità è che una volta tagliato l'abito mi sono accorta di avere le linee del twill nella direzione opposta: per fortuna invertendo dritto e rovescio ho potuto sistemare tutto, con l'unico svantaggio di avere ancora qualche ombra di gessetto rosa sull'esterno).
L'abito è composto da un telo anteriore e uno posteriore, entrambi ampliati con l'aggiunta di un gherone al centro (composto da due triangoli) e 4 pannelli per ogni lato, cuciti sul taglio diagonale: tutti i pannelli sono molto sottili sotto le braccia (2-5 cm) e si allargano andando verso terra, i due posteriori sono in realtà ricavati da un solo pezzo di stoffa, diviso da una cucitura finta per amore di simmetria. Le maniche invece sono ricavate da una pezza principale e un triangolo, che si colloca sotto l'ascella, per dare una maggiore ampiezza e mobilità.


The construction of the garment
My chosen pattern is the famous  Nørlund 38/ D10580: I've always loved its complex structure, with 4 panels on each side. Furthermore, the pocket slits and the ¾ lenght sleeves make it an overdress, without many doubts, and it was exactly what I needed to wear over my blue Manuscript Challenge dress.
First, I drew on paper the pattern from Medieval Garments Reconstructed and I made a toile in scrap fabric. I altered the width on the chest to fit me better (-4 cm), but without close fitting it to the body, because this would have altered the original shape and concept too much. I made it long to the ground, while the original garment probably it's shorter (for this issue, cf. Woven into the Earth, p. 142s.) After I was sure I didn't had to make any big alteration, I cut the wool, being careful to put all the twill lines in the same direction, from  the left shoulder to the right foot, a general rule that is always respected in Herjolfsnes garments. 
(I would love to tell you everything has been perfect from the beginning, but the truth is that once I had the dress cut I realized that I had all the twill lines going in the opposite direction: luckily, I could fix it inverting right and wrong sides of the fabric, with the only problem of having some pink traces of chalk on the now right side). 
The dress is made with a front and back, each with a central gore made with 2 triangles, and 4 panels on each side, cut on bias: all the panels are really narrow under the arms (2-5 cm) and become wider towards the ground, the 2 hindmost panels are actually cut from 1 piece of fabric divided by a false long seam, for love of simmetry. The sleeves are made with a main piece and a triangle put under the arm, to increase width and mobility.


Filo di lana filato a mano da me./
My hand-spun yarn. 
Le cuciture
Tutte le cuciture sono realizzate a mano, utilizzando filo di lana.
- Sottopunto per le cuciture lunghe: si tratta di un punto dato dall'esterno, che risulta quasi invisibile e più veloce di quanto non sembri a una prima occhiata. È il punto più usato nei reperti originali per questo tipo di cucitura.
- I gheroni sono cuciti dall'esterno.
I metodi per rifinire gli orli sono estremamente vari, e non sempre è indicato con precisione nei testi dove sono utilizzati. Del reperto Norlund 38, in particolare, era specificato solo che i margini delle cuciture lunghe erano:
1) ribattuti (generalmente su un lato, risultano essere ribattute aperte solo sulla spalla)
2) cucite insieme in modo che il margine rimanga sollevato
3) rifinite con le “tablet-woven piped edges”, ovvero con due fili intrecciati su se stessi, con l'ausilio di tavolette o con le dita, cuciti con un terzo filo sul margine.
Tablet-woven piped edge.
Ho voluto riprodurre la varietà delle rifiniture, scegliendo arbitrariamente dove impiegarle in mancanza di ulteriori informazioni. Dal momento che nel frattempo ho anche avviato qualche esperimento di filatura, ho utilizzato, in alcune rifiniture, del filo di lana realizzato da me, in particolare per le cuciture al punto 2 e 3.

The seams
All seams are hand-made with wool thread.
- Long seams have been sewn from the right side, with invisible stitches (and quite fast too). It's the most common stitch for long seams.
- Gores are sewn from the right side.
There are many long seams finishing methods on n. 38, and in the books it's not always stated clearly where each one is used. About n. 38 we know that seams had:
1) Overcast stitches that sew the seam allowance down to the cloth
2) Up-right seams with overcast stitching
3) Tablet-woven piped edges, made with 2 threads twisted together with the help of tablets or fingers, sewn down with a third thread.
I wanted to reproduce the variety of seams, and I had to choose arbitrarily where to use each of them, because of the lack of specific information. Since I had also started some spinning experiments, I used some wool thread hand-spun by me for seams of type 2 and 3. 


Il filo di riempimento nell'orlo. /
Filler thread in the hem line.
I dettagli / The details
Le maniche sono state uno degli elementi più problematici. Era evidente, osservando le proporzioni del reperto, che non potevano essere maniche lunghe ma maniche a ¾, un elemento che raramente viene riprodotto da chi sceglie di ispirarsi al n. 38: dopo un'iniziale esitazione, ho deciso di restare fedele anche a questa caratteristica dell'abito. Questo è forse il dettaglio che trova meno riscontri nella moda italiana, ma maniche a ¾, anche se di forma un po' diversa, sono comunque attestate, soprattutto fino agli anni '60 del secolo. Lo spacco presente nell'originale si rivela particolarmente comodo perché arriva esattamente all'altezza del gomito e consente una grande mobilità. La rifinitura della manica presenta un piccolo margine di 7 mm fermato con sopragitto e 2 file di stab stitch, ho invece deciso di non aggiungere le trecce come decorazione ulteriore, nonostante fossero presenti nel reperto.

The sleeves have been one of the most puzzling elements. Looking at the original garment, it was clear that they couldn't have been long sleeves, but ¾ lenght sleeves, something that is very rarely reconstructed when making a n. 38: after some hesitation, I decided to reproduce it as well. This is probably the less “Italian” feature of the dress, even if there are some ¾ lenght sleeves in italian art too, with a slightly different shape, at least until 1360s. The slit reaches the elbow, and allows a great mobility. The sleeve has a 7 mm  seam allowance cast down with overstitches and decorated with 2 rows of stab stitches. The original one also has braided chords that I decided not to reproduce.

Lo scollo è stato ridotto rispetto all'originale, che è molto più ampio forse anche perché è rovinato, in modo che si combinasse bene con il vestito blu. Presenta un margine di 8 mm ribattuto con sopragitto ed è completato da 2 file di stab stitches. Ho aggiunto anche 2 fili di riempimento, assenti sul n. 38 ma comuni in altri abiti, soprattutto nel collo.

The neckline is narrower than the original one (that is quite wide and quite damaged too) to match it with the blue dress I made for the Manuscript Challenge. The 8 mm seam allowance is sewn down with overcast stitches and has 2 rows of decorative stab stitches. I added 2 filler threads as well, that are not present in n. 38 but are quite common on other garments' necklines.


I tagli delle tasche si collocano nel primo dei 4 pannelli laterali, sono lunghi 17 cm e si trovano ad un'altezza molto confortevole per me. Dell'originale è specificato che sono rifinite con una treccia di cordini doppi a 5 fili chiamata “delle Faroe”, le cui istruzioni sono fornite in Medieval Garments Reconstructed: le mie sono realizzate con filo di lana filato a mano da me e doppiato. Una volta tagliata la stoffa, ho semplicemente cucito le trecce in modo da proteggere il taglio vivo. Ho fatto scomparire i fili in eccesso nella treccia stessa.

Pocket slits are in the 1st of the side panels, are 17 cm long, in a very comfortable position for me. They are trimmed with a braided cord, probably a Faroe's cord with 5 strands, as described in Medieval Garments Reconstructed: I made mine with hand-spun, 2 plied yarn and I sew them down on the edge to prevent it from fraying. I hid the extra threads in the braid itself.


 Il taglio della tasca visto dall'esterno e dall'interno. / Pocket slit seen from the outside and from the inside.
Test di prova con singling e tessitura
con 3 tavolette e 2 fili di riempimento,
come nel reperto. / A sample with
singling and tablet woven edge with 3
tablets and 2 filler threads, like
in the original find. 

L'orlo dell'abito è uno dei punti in cui mi sono discostata maggiormente dal modello: il n. 38 ha un primo rinforzo con il singling, una serie di punti dati orizzontalmente sulla stoffa e quasi invisibili a occhio nudo, per un'altezza di circa 12 mm. In aggiunta, presenta un bordo tessuto a tavolette (3 tavolette con 2 fili ciascuna, con 2 fili di rinforzo sul rovescio) in cui la spoletta è l'ago, che attacca la banda alla veste mano a mano che si procede. Ho fatto comunque un piccolo test per vedere il risultato, ma ho poi deciso di limitare l'uso di tessitura a tavolette perché poco attestata in Italia in questo tipo di lavorazione. Così ho deciso di prendere come riferimento il n. 45, che ha l'orlo fissato da sopragitto con filo di riempimento, rinforzato da 1 fila di stab stitch a 2,5 mm dal margine inferiore.


The hem line is probably the most different part from the model: n. 38 has a first reinforcement made with singling, stitches laying flat on the fabric and almos invisible, about 12 mm high. Furthermore, it has a tablet-woven edge (3 tablets with 2 threads each, plus 2 reinforcing threads on the back) sewn on the garment with the weft-needle. I made a small test to see how it looks, but I decided to avoid this kind of tablet-woven finishing, because we don't have any source for this use of tablet weaving in Italy. So I decided to make my hem line according to n. 45, that has overcast stitches over filler thread and has 1 row of stab stitches, 2,5 mm from the lower edge.

Ringrazio tutti i partecipanti della Herjolfsnes Challenge per i preziosi consigli e il sostegno, e in particolare Nini, che ha sempre la pazienza di assistermi a distanza.
Al termine del lavoro, posso dire che sono soddisfatta del risultato: l'aspetto che apprezzo di più sono piccoli dettagli che lo rendono, credo, un abito “vero” e dotato di una sua personalità.
I want to thank all the partecipants to the Hejolfsnes Challenge for precious advice and support, and expecially Nini, who is always patient enough to help me even if we're far from each other.
In the end, I can say I am happy with the result: what I like most are all the small details that make it, I believe, an authentic 
dress with its own personality.